giovedì 27 aprile 2017

Studio monografico sulla Tomten Jacket dal 1940 ad oggi, v. 13.02.2017

Ripubblico qui una mia nota su Facebook.

Dopo aver fatto l'Elizabeth Zimmermann Coat spp#51 Schoolhouse Press, ho deciso di aggiornare il mio studio monografico (2013) sulla Tomten... l'ispirazione dietro questo bellissimo cappotto.

Elizabeth Zimmermann ha creato il primo e originale Tomten Jacket intorno al 1940 per il suo figlioletto, Thomas (primo figlio). E’ un cardigan lavorato in legaccio, il punto preferito di Elizabeth Zimmermann per la sua “perfezione” numerica – 2 ferri di punto legaccio formano una “ridge” (costa) che corrisponde esattamente ad una maglia in legaccio, permettendo la creazione di angoli a 90° e tanti altri accorgimenti. 
Quando la Zimmermann dà le istruzioni per un capo lavorato in punto legaccio, usa “r” per riferire a “row” (ferro) e “R” per riferire a “ridge” (costa).

La Tomten è apparsa come modello per la prima volta nell’autunno del 1961 come un “Tyrolese Garter Stitch Jacket” nel Newsletter and Leaflet #7 – Fall 1961. Elizabeth descrive la sua creazione usando la parola “modular” perché la circonferenza della giacca è la chiave della sua costruzione. Ella ci spiega che il numero di maglie necessarie per la circonferenza è diviso per 4 o per 8 per determinare la forma della giacca e questi numeri divisori si ripetono. 
Tuttavia, prima di arrivare alla Tomten Jacket come la conosciamo oggi, Elizabeth continuerà a perfezionare il modello.

Nel 1971 la “Tyrolese Garter Stitch Jacket” riappare nel primo libro di Elizabeth Zimmermann, Knitting without Tears, col nome Tomten Jacket per la prima volta; il nome è un adattamento della parola svedese “tomte”. Il “tomte” è un folletto natalizio, portatore di regali. Elizabeth spiega che quando indossa una Tomten, un bambino assomiglia stranamente a questo folletto birichino!

In Knitting without Tears, Elizabeth elabora l’idea della modularità di questo capo e afferma che il numero X (cioè il numero di maglie necessarie per la circonferenza della giacca) deve essere divisibile per 8. Aggiunge che per ingrandire o rimpicciolire la giacca bisogna aggiungere o sottrarre gruppi di 8 maglie, appunto perché la costruzione della giacca è modulare.
Inoltre, invece di dividere “X” per 4 o per 8 nella costruzione del capo, in Knitting without Tears, Elizabeth usa frazioni di “X” per formare i due davanti, lo scalfo per la maniche, la lunghezza della giacca, del cappuccio e delle maniche. Con la versione della Tomten di Knitting without Tears, Elizabeth comincia ad introdurre degli “accorgimenti” per sagomare meglio il capo: i ferri accorciati sul didietro; un bordo inferiore leggermente più stretto del corpo della giacca; l’opzione di un colletto al posto del cappuccio; una tasca “after-thought” (che letteralmente vuol dire “pensato dopo”) da inserire a giacca finita; una mezza cintura sul didietro con due bottoni; e l’opzione di allungare la giacca per fare un cappottino.

Nel 1981, la Tomten Jacket riappare nell’ormai famoso libro Elizabeth Zimmermann’s Knitting Workshop. Elizabeth dichiara: abbiamo perfezionato il modello per farlo MODULARE: tutte le operazioni nella costruzione di questa maglia sono frazioni del numero di maglie avviate (ndt il famoso numero “X”), che dovrebbe ottimamente essere divisibile per 8. Inoltre, parla di un “prototipo” lavorato su 112 maglie iniziali (X). Già nel 1961 aveva detto che la taglia della Tomten può essere variata in base alla grossezza del filato e al numero di ferri usati.

Nel 1988 il modello per la Tomten è stato pubblicato nella rivista Vogue Knitting, n. Spring/Summer ’88, questa stessa è anche tra i modelli selezionati per il libro Vogue Knitting: American Collection pubblicato nel 2002. Esso è essenzialmente la versione della newsletter del 1961, ma lavorato su 96 maglie (X) con una tensione di 4 maglie/pollice.

Nel 2005, Meg Swansen – figlia di Elizabeth Zimmermann – ha pubblicato The Opinionated Knitter, una collezione di 35 modelli della Zimmermann come sono apparsi nelle sue Newsletter con l’aggiunta di commenti e annotazioni di Meg Swansen.
Per quanto riguarda la Tomten Jacket, Meg dice: non chiudo più le maglie degli scalfi, invece le trasferisco e le lascio in sospeso su un pezzo di filato. Poi, dopo aver ripreso le maglie intorno ai lati degli scalfi e dopo aver iniziato a lavorare la manica avanti e indietro, alla fine di ogni ferro lavoro l’ultima maglia della manica insieme ad una delle maglie in sospeso, fino ad usarle tutte. Poi, continuo a lavorare la manica come dalle istruzioni.

Nel 2013, Cully Swansen – figlio di Meg e nipote di Elizabeth – ha curato e pubblicato una nuova edizione di The Knitting Workshop. Tra le note dell’Editore troviamo: una spiegazione più approfondita della chiusura delle maglie degli scalfi lasciati in sospeso; una nota su come ottenere un polso più stretto; e un metodo per ottenere la misura corretta per il cappuccio. Adesso, vorrei dare uno sguardo a 3 capi che sono i diretti discendenti della Tomten.

Nel 1970, EZ presenta l’Heavy Outdoor Jacket (Wool Gathering #3) anche conosciuto come la “Shawl Collared Jacket”. E’ una re-elaborazione della Tomten, questa volta in una versione per adulti e con l’aggiunto di un bellissimo collo sciallato lavorato con i ferri accorciati. Questo modello è stato ripubblicato nello Spun Out #12 nel 1984.

Tre anni dopo, nell’Wool Gathering #9 del 1973 Elizabeth Zimmermann ha presentato il Long-Collared Jacket. Nell'introduzione allo Spun Out #32 del 1989 (ripubblicazione di Wool Gathering #9) EZ ci dice: “This sweater is related to the tried and trusty Tomten Jacket and to my Shawl collared sweater in Spun Out #12, but there are differences. The armholes are not so wide … and the body is even longer, to conform to current styles. The collar is square…”
Traduzione: Questa giacca è imparentato con la ormai consolidate Tomten Jacket e con la mia Shawl collared sweater (v. Spun Out # 12), ma ci sono delle differenze. Gli scalfi per le maniche non meno larghe… e il corpo è ancora più lungo, in linea con la moda odierna. Il collo è quadrato…”. Nel 2012, il modello per questa bellissima giacca/cardigan è stata ripubblicata ancora nel libro Knit One Knit All.

L’ultimo “restyling” di questa giacca “evergreen” è l’Elizabeth Zimmermann Coat, SPP #51 - Schoohouse Press. Leggendo l’introduzione al modello, capiamo che questo è uno rivisitazione della giacca presentato nel 1970 come l’Heavy Outdoor Jacket prima e la Shawl Collared Jacket poi: “We re-discovered a coat Elizabeth Zimmermann had knitted in 1970. It featured an extraordinarily beautiful Queen Elizabeth styled collar knitted in (as opposed to knitted on) and Elizabeth's invented phoney seams.”
Traduzione: Abbiamo riscoperto un cappotto che Elizabeth Zimmermann ha fatto nel 1970. Caratteristici principali del cappotto sono un bellissimo collo stile Regina Elisabetta, lavorato direttamente durante la lavorazione del capo (e non aggiunto dopo) e le cuciture finte inventate da Elizabeth.
Cully Swansen ha rielaborato questo cappotto del 1970 per creare un cappotto attualissimo con una linea leggermente svasata. Meg, la figlia di EZ, lo ha lavorato in un filato spettacolare – in Rangeley 2ply.

Oggi la Tomten ha più di 70 anni ed è rimasta sempre al passo con i tempi!

Nota: Questo articolo è la proprietà intellettuale di Donna L. Mansi. Le traduzioni dall’inglese shanno il solo scopo di rendere più comprensibile il testo. Non possono essere né citate né pubblicate.

mercoledì 24 febbraio 2016

KnitViktim e Lana d'Abruzzo dal 2011 ad oggi

foto credit Francesca Caricato
I miei primissimi contatti con Roberta Castiglione di Lana d'Abruzzo nel 2011 non avevano nulla a che fare con il filato, ma bensì con i velli sucidi per la filatura.
Stavo organizzando un workshop di filatura con Deborah Gray a Lucca e Deborah voleva usare un vello auctoctono per il workshop.
Sapevo che Roberta Castiglione vendeva una linea di filati abruzzesi e quindi le ho contattato per chiedere se poteva reperire un vello per me...e questo è stato l'incipit dei nostri rapporti "lanosi"!

Dopo questo primo contatto ho provato anche i filati di Roberta, a me piacevano: naturali, rustici un po' ruvidi in colori naturali, non tinti.  Mi piaceva in particolare il 4 capi, 100 metri / 100 grammi perchè si addiceva a molti capi di Elizabeth Zimmermann. Amante della lana pura, la Zimmermann aveva introdotto negli Stati Uniti dei filati originari dal nord d'Europa. Filati naturali e anche un po' ruvidi. Tra i suoi preferiti, il filato islandese non ritorto composto delle fibre interne del vello che sono morbidi e isolante e con le fibre esterne del vello che sono lunghe, crespe e idrorepellente. Ho usato la Lana d'Abruzzo per fare alcuni capi che la zimmermann aveva fatto con questi filati.  Per esempio questo cappello a tre spirali, una versione del Conch Hat.



Ma dal 2011 ad oggi, la Lana d'Abruzzo è "cresciuta" con l'esperienza di Roberta.
Recentemente, una mia amica - Angela Masacci - era a Lucca per un laboratorio sul cappello Katmandu di EZ e aveva portato con se il filato Lana d'Abruzzo a 2 capi  (200 m /100 g) di quest'anno. Io avevo sempre lavorato con il 4 capi quindi le ho chiesto se potevo vederlo e quando l'ho preso tra le mani la prima cosa che ho notato era la morbidezza! Morbido e profumato...
In quello stesso periodo io e Roberta avevamo parlato dei suoi progetti per il futuro, della sua meravigliosa esperienza a Scanno e sulla possibilità di fare qualcosa insieme.... e proprio ieri mi è arrivato un pacco con dentro sei bellissime matasse di Lana d'Abruzzo! Le ho fotografato su un copri cuscino di mia nonna.. ricamata da mia nonna a Bomba (CH) - mi sembrava lo sfondo perfetto!

Oggi comincio una serie di prove con i tre filati che Roberta mi ha gentilmente inviato... e vi terrò aggiornati sugli sviluppi! KnitViktim e Lana d'Abruzzo dal 2011 ad oggi!










lunedì 22 febbraio 2016

Sognando il Trentino

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foto credit www.gamberorosso.it

Quest’anno il gruppo “Sognando…” si sposta in Trentino… in una ampia vallata glaciale sotto lo sguardo delle Dolomiti di Brenta, patrimonio dell'UNESCO, con i suoi suggestivi torrioni di roccia, che all’alba e al tramonto si tingono di rosa. Precisamente nella città di Trento, una città a misura d’uomo con un centro storico che può essere visitata attraverso una piacevole passaggiata tra le vie, piazze e palazzi rinascimentali. Non c’è dubbio che Trento sia una città tutta italiana, ma non si può nemmeno negare che si respira un’aria Austriaca … (foto credit http://www.gamberorosso.it)

Abbiamo scelto come albergo il Grand Hotel Trento (http://www.grandhoteltrento.com/) che si trova a 5 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria.
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Prezzi:€235,00 per soci
€265 per non-soci (il prezzo è comprensivo della tessera Filo da Torcere)
Supplemento singolo: € 75
Cosa include 
2 notti in camera doppia con prima colazione a buffet
Venerdi: Flûte di benvenuto e cena a 4 portate servito al tavolo, con vino selezionato in abbinamento, acqua minerale e caffè
Sabato: 2 laboratori incluso dispensa/modello, light lunch e coffee break.
La tassa ti soggiorno.
NON INCLUDE IL KIT FILATI – VEDI SOTTO PER I PREZZI KIT
Prezzi Kit filati specialmente creati  per il laboratorio di Valentina Cosciani di Sabato
I partecipanti possono scegliere tra 3 kit diversi:
€55,00 kit “Lusso”:  Ito Sensai

€60,00 kit “Moderno”: Ito Urugami
€30,00 kit “Seasonless”: Ito Washi
I colori scelti per i kit saranno disponibili presto!
COME ISCRIVERSI…
scrivici a filodatorcere2015@gmail.com  e ti manderemo moduli di adesione e condizioni di pagamento.
Per chi vive nei dintorni di Trento, e vuole partecipare soltanto alla giornata di Sabato, il prezzo è di € 160 e include la tessera “Filo da Torcere, i laboratori del sabato. Il kit filati + modello per il laboratorio presentato da Valentina Cosciani, un light lunch e un coffee break.
Programma (che potrebbe subire cambiamenti)
Venerdì 16 settembre 2016
dalle 14 alle 18 arrivo in albergo e sistemazione in camera.
ore 18,30 – incontro del gruppo, presentazioni
ore 19.30/20.00 – Flûte di benvenuto seguito da cena
Sabato 17 settembre 2016
dalle 8 alle 9 – Colazione
9,30 – Laboratorio  “L’I-cord in tutte le salse” presentato da Donna L. Galletta
che ci illustrerà diversi usi  per l’i-cord. avvio, applicato, asole, chiusura
12,30 – pausa pranzo
ore 14 – Laboratorio con Valentina Cosciani che ci presenterà un accessorio assolutamente divino e molto scenografico che trae il suo nome dalle leggende che si raccontano nelle Dolomiti.
ore 18 – fine lavori
Serata libera – dopo un giorno intenso di lavoro ci starebbe una passeggiata in centro, una cena fuori con le amiche …
Domenica 18 settembre 2016
Colazione dalle 8 alle 9.30, check-out dalle camere, un breve sferruzzo e le ultime domande sui lavori svolti sabato, i saluti a Sognando… 2016
COSA PORTARE CON TE
Per il workshop di Donna:
50 grammi circa di un filato e ferri (circolare o meglio ancora 2 ferri a doppia punto) che ti danno una tensione di circa 16 maglie in 10 cm.
Faremo una presina campione usando diverse tecniche i-cord: avvio, pseudo-avvio, bordo applicato, bordi a 90° e stondati sugli angoli, asole nascoste e asole “a cappio”.
Per il workshop di Valentina:Ferri circolari o dritti  (nn. 3.5mm, 4mm, 4.5mm – ognuno ha una mano diverso quindi non possiamo dire con esattezza che numero portare)
i soliti accessori del “knitter” – forbicini, marcatori, metro da sarto, etc.

lunedì 15 febbraio 2016

Rainbows and Sealing Wax

Lavorare con un filato a mano è sempre una sfida piacevole ! Ogni filato a mano ha i suoi caratteristiche peculiari, specialmente se parliamo di filati artistici. 
Un filato artistico richiede un progetto con un design particolare: deve essere semplice abbastanza da far brillare il filato, e allo stesso tempo un tocco di stile!
Mi piace mescolare i filati a mano con filati prodotti industrialimente.
I filati industriali danno stabilità al lavoro, mentre il filato a mano crea la "personalità" del capo. 
Quando ho visto "di persona" il filato "White Rainbow" di Weird&Twisted mi sono resa conto di avere il filato perfetto nel mio stash da abbinarci... Malabrigo Chunky nel colore Sealing Wax.
Avevo in mente un progetto diverso per il "White Rainbow",  ma vedendolo insieme al Malabrigo mi è venuta l'idea di uno scialle triangolare e poco profondo. Visto che i due filati sono abbastanza pesanti (in tutto lo scialle pesa 3 etti), ho pensato che le dimensioni non dovevano essere esagerate. Lo scialle doveva essere abbastanza grande per "abbracciare" le spalle oppure creare l'effetto scaldacollo.



Sono molto soddisfatta con i risultati! Lo scialle è essenzialmente reversibile e il tessuto è interessante sia sul diritto che sul rovescio del lavoro. Weird ha filato questa matassa per creare un arcobaleno doppio e speculare e quindi volevo che i protagonisti del capo fossero i colori e i "bozzoli spirali", alcuni dei quali sono bicolori e sembrano quasi dipinti a mano! 
E' stato un progetto divertente dalla scelta dei filati fino a nascondere l'ultima codina!







mercoledì 3 febbraio 2016

Knitter in Viaggio per #vorreiprendereiltreno

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Ti piace viaggere in treno? Ti piace lavorare ai ferri? 
L'Associazione Culturale "Filo da Torcere" ha unito le due cose in un unico evento! Abbiamo voluto creare un "filo" per congiungere il nord e il sud al fine di supportare Iacopo Melio nella sua campagna #vorreiprendereiltreno. 

Abbiamo pensato ad un viaggio A/R Napoli-Torino-Napoli in treno, con tappe a Roma, Firenze e Bologna per permettere una più ampia partecipazione: 
Una giornata in treno a lavorare insieme su progetti scelti appositamente per il nostro viaggio che concluderà con una cena a Torino seguita da una serata di maglia e filati. Pernottiamo a Torino e poi ripartiamo il giorno dopo per Napoli. 

Una percentuale (fissata per ora a 30% ma che  potrebbe aumentare in base al numero di partecipanti) sarà devoluto all'ONLUS #vorreiprendereiltreno  per dare una mano Iacopo nella sua lotta per abbattere le barriere architettoniche, in particolare quelle che riguardano il trasporto pubblico

Per tutte le informazioni seguite “Filo da Torcere” su face book oppure ci potete contattare a filodatorcere2015@gmail.com